Contrattempo a lieto fine.

Sabato scorso, in serata, mentre facevo il controllo dei biglietti, non appena partiti da Zurigo, mi sono imbattuto in un ragazzino. Gli ho chiesto se sapeva dove fosse diretto e se non aveva problemi a fare il viaggio così da solo. Il ragazzino mi ha risposto che sì, andava tutto bene, e che non era certo la prima volta che viaggiava tutto solo. Andava a trovare i nonni, a Stein-Säckingen. Il suo padrino l’aveva portato alla stazione di Zurigo e la mamma lo avrebbe aspettato sul marciapiede, alla stazione di Baden, che era proprio la fermata successiva. Poi il ragazzino aveva rifiondato la testa nel suo giornaletto di fumetti e continuato la lettura.

Stazione mancata
Arrivati a Brugg, il ragazzino ci è corso incontro sul marciapiede, con gli occhi stralunati, dicendoci trafelato che si era dimenticato di scendere a Baden. E adesso che cosa poteva fare? Io e il capotreno lo abbiamo tranquillizzato: non doveva preoccuparsi perché non era solo, c’eravamo noi con lui e noi del personale eravamo lì a disposizione proprio per risolvere i casi come il suo. Gli abbiamo detto di risalire sul treno, lodandolo per essersi subito rivolto al personale in uniforme.

Telefonata liberatoria
Lukas, così si chiamava il ragazzino di dieci anni, sapeva il numero fisso di casa. Con qualche giro di telefonate, il capotreno è riuscito a contattare la madre che, in preda al panico, cercava il figlioletto alla stazione di Baden. Ma il primo spavento ormai era acqua passata. Io stesso mi sono rimproverato in sordina di non aver aiutato di più il ragazzino. Il fatto è che tra Zurigo e Baden ero stato occupato con un viaggiatore senza biglietto, poi ero stato preso dall’annuncio degli orari e avevo dovuto anche aiutare a caricare una carrozzella.

Grande stanchezza
Dopo diverse telefonate abbiamo concordato con la madre che Lukas sarebbe sceso a Basilea, dove i nonni lo avrebbero aspettato e dove il treno, nel frattempo, era entrato in stazione. In attesa del momento in cui Lukas avrebbe incontrato i nonni, gli abbiamo permesso di stare con noi nel deposito, dove abbiamo trascorso la pausa. Lukas non aveva né fame né sete, era solo stanchissimo. Penso che a qualsiasi bambino sarebbe passato l’appetito in una situazione come questa. Tutto entusiasta, ci ha però raccontato di essere andato a vedere una partita di calcio e che la sua squadra del cuore aveva vinto. Poi la mattina dopo anche lui aveva giocato a calcio nella squadra juniores. Sia a me sia al capotreno una cosa era chiara: arrivato a Baden, Lukas era piombato in un sonno profondo. Cose che succedono…

Lieto fine
Alle 21.30 abbiamo incontrato i nonni di Lukas nell’atrio della stazione di Basilea. La felicità del bambino e la gioia manifestata dai nonni quando l’hanno potuto finalmente stringere tra le braccia ci hanno profondamente commosso. I nonni ci hanno poi ringraziato di cuore per l’aiuto, sottolineando che non era per nulla scontato poter contare su un servizio così. Ma è chiaro che io e il capotreno non abbiamo titubato un istante: cerchiamo sempre di aiutare al meglio i nostri viaggiatori, sia grandi sia piccini. Alle 21.47 siamo risaliti sul treno che ci avrebbe riportati a Zurigo, in compagnia di tanti altri ragazzi, ma molto più cresciuti, che viaggiavano anch’essi da soli, diretti alla Città sulla Limmat, per uscire il sabato sera.

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